-Mamma, si muore con gli occhi aperti?

-Si, anche.

-Io pensavo che morissero con gli occhi aperti solo i maghi.

-No, capita di morire con gli occhi aperti o chiusi, capita a tutti, non solo ai maghi. O alle streghe.

-Cavoli, però. E rimani con gli occhi aperti?

-Te li chiudono.

-Chi?

-Chi è accanto a te.

-Conosci qualcuno che è morto con gli occhi chiusi?

-Si, la nonna bis, la Bissa, è morta mentre dormiva beata lei.

-Zio Titta come è morto, con gli occhi aperti o chiusi?

-Non lo so, si è sentito male ma è morto subito, dicono che non abbia sofferto, magari si è accasciato e ha chiuso gli occhi come quando non ci si sente tanto bene e allora è morto con gli occhi chiusi.

-Tu come vorresti morire?

– Io? Non so. Con gli occhi pieni. Pieni di vita, di anni, di noia, di cose viste, di città visitate, di libri letti e accumulati in ogni angolo della casa, pieni di voi.

-Ma con gli occhi aperti o chiusi?

-Oh, Pepe, che ne so. Non ci ho mai pensato. Mica puoi scegliere, quando muori succede e allora come sei, sei, occhi aperti o chiusi, seduto sul water, in auto, per la strada, in un letto d’ospedale. Non so. Ecco, magari non sul water, quello non lo vorrei. E per il resto, chissà. È già tanto scegliere se vivere con gli occhi aperti o chiusi, mi sembra troppo decidere come morire, no?

-No, ti ho solo chiesto cosa vorresti, lo so già che non puoi scegliere.

-E che palle, però, quando ti metti. Che ti è venuta questa cosa oggi, questo piccio che non molli.

– Che cosa è il piccio?

-Un capriccio, una noioseria, tictictictic, una roba che non molli.

-Non l’ho mai sentito.

-Lo dicevano i miei nonni. È napoletano.

-Loro come sono morti? Con gli occhi aperti o chiusi?

-Loro hanno perso conoscenza prima di morire, vuol dire che erano come svenuti e dunque con gli occhi chiusi.

-Erano maghi?

-No, erano strani, ma maghi no.

-Ah, già, i maghi muoiono con gli occhi aperti, tanto. Adesso mi hai detto che tutti possono morire con gli occhi aperti ma solo i maghi muoiono sempre con gli occhi aperti. Tu, allora, come preferiresti?

-Allora, Pepe, aspetta un attimo, tanto ho capito che da questa storia non usciamo finchè non ti rispondo. Ecco, finisco, un attimo ancora, spengo il gas, metto il coperchio, eccomi qui. Dunque, io come vorrei morire, con gli occhi aperti o chiusi? Allora, allora… se sapessi che voi siete lì, accanto a me, io mooooltoooo vecchia e voi moooooltooooo grandi, in quel caso vorrei avere gli occhi aperti e guardarvi fino all’ultimo. Dal vostro primo attimo al mio ultimo respiro. Vi ho vissute, sempre, ad occhi spalancati. Per lo stupore di aver saputo fare tanto. Per lo stordimento della stanchezza. Per non perdervi mai di vista. Vi ho guardate centimetro dopo centimetro, vi ho misurate con lo sguardo, vi ho studiate nei dettagli, l’unghia del mignolo del piede, la forma delle orecchie, il primo neo di tua sorella è comparso sul pollice, il secondo è sul petto, uguale a un neo di mia madre che ce l’ha uguale a sua nonna. Ogni tua macchia di mastocitosi sulla schiena. Vi ho guardato giorno dopo giorni tutti i giorni, vi guardo sempre. Se, invece, fossi da sola, magari nel letto come le Bissa o magari impegnata in qualcosa di fondamentale, che sarebbe divertente morire mentre si fa qualcosa di fondamentale e non rinviabile, ecco in quel caso vorrei avere il tempo di chiudere gli occhi un attimo. Appena un momento prima, giusto da vedervi così, che mi ripassate dentro gli occhi chiusi come le scene più belle di un film, come la vita quando è ai titoli di coda e sai che è ora. Ad occhi chiusi rivedrei i vostri nei, le grinze neonate delle mani e le piante dei piedi lisce, perché quando si nasce le mani sono rugose e tengono stretto il destino e i piedi sono nuovi, bianchissimi, pronti a fare tanta tanta strada, rivedrei il tempo, il nostro tempo, dal vostro primo respiro al mio ultimo attimo, un passaggio del testimone come nella staffetta e poi tocca solo a voi.

-E dopo?

-Dopo cosa?

-Dopo che sei morta? Non ci vedi più? Solo i maghi vedono anche dopo.

-Ah, però, adesso non vale. Mi complichi la questione. Non so, Pepe, cosa c’è dopo. Non ho la fede di chi sa come funziona dopo. Non ho nessuna religione, io, della quale fidarmi così tanto. Però, io penso che dopo succede qualcosa. Succede che non sei morto, dopo essere morto. Sei da un’altra parte dove decidi, ancora, se stare con gli occhi aperti o con gli occhi chiusi. Vivi un’altra vita, di un altro tipo ma decidi. Decidi sempre. E puoi scegliere, anche in quella vita come in questa, di guardare. O di non guardare. Di girarti dall’altra parte. A seconda di come scegli di fare vivi. Anche da morto, che mica sei morto, sai? Cioè, sei morto per quelli che pensano che sei morto, per quelli che chiudono gli occhi ,che non chiedono mai cosa c’è dopo, per quelli che fanno sempre le stesse cose e dicono sempre le stesse cose e vivono sempre la stessa cosa ogni giorno tutti i giorni e non guardano, non misurano, non vedono, si voltano e cambiano discorso quando ciò che hanno davanti non lo sanno gestire. Per quelli che non hanno il piccio di chiedere delle risposte, anche se poi le ascoltano con le lacrime agli occhi. In ogni caso, qualunque cosa ci sia dopo, io vorrei avere gli occhi aperti perché spero che venga a prendermi papà e vorrei vederlo subito.

-Il mio papà?

-No. Il mio. Così vado tranquilla. E siete tranquille anche voi. Siamo tutti tranquilli, anche nonno che lo conosco, poi si agita, se non lo vedo subito sbraccia, chiama, urla il mio nome. Brutte scene. Invece, così, io lo vedo e vado con lui. Dal mio primo attimo.

-E il mio papà?

-Eh, il tuo papà, il tuo papà… avrò gli occhi aperti  e lo ritroverò anche lì.

-E lui? Se lui li ha chiusi?

-Tu pensi che papà, il tuo, li terrà chiusi?

-No. Penso di no. Papà li terrà aperti.

-Lo penso anch’io. Li terrà aperti così anche lui potrà vedermi. Li terrà aperti perché ha scelto di non chiuderli, di non far finta di non vedere, di non voltarsi.

-No, mamma, papà li terrà aperti perché lui è un mago. Grazie, adesso vado a giocare.

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