La Signora Insofferente

La Signora Insofferente è sprofondata in fondo al Niente.

Ma come, di nuovo?

Sì, perché? Non si può? Chiede aggressiva, come chi si mette sulla difensiva.

La Signora Insofferente è, di nuovo, sprofondata in fondo al Niente e questo non è un componimento in rima, quelli li inventava prima, quando le sue ragazze erano bambine e le rime servivano a imparare come ci si lava i denti e ci si cambia le mutande e l’amore della mamma, quanto è grande.

La Signora Insofferente sta seduta giù sul fondo del Niente e non è sulla difensiva, è solo aggressiva. Diventa difficile, pericoloso e fondamentalmente inutile avvicinarla.  Da su le si può chiedere, delicatamente, qualcosa ma bisogna alzare un po’ la voce, la Signora Insofferente ha un orecchio tappato, il sinistro.

Ma come, di nuovo?

Sì, perché? Non si può? Chiede aggressiva, come chi si mette sulla difensiva.

La Signora Insofferente, va detto, non si sforza di sentire le parole. Quelle che arrivano da su, dalla cima di chi è fuori, di chi è al sicuro dal Niente e cautamente si sporge per sapere di lei con domande di routine: cosa vuoi fare? Niente. Cosa vuoi mangiare? Niente. Ti mando giù qualcosa? Niente. Dove vuoi andare? Niente.

No, a questa domanda non puoi rispondere Niente. Fa Niente.

La Signora Insofferente vuole stare nel Niente, sentirlo addosso come il pigiama quando non lo togli per tre giorni che ti dà fastidio sulla pelle ma non puoi cambiarti, non puoi proprio. Sentirlo nelle ossa come i brividi quando hai la febbre che è una bella scusa a lei raramente concessa. Sentirlo nelle narici come l’odore del cane quando piove che rimane incastrato nei peletti del naso e nei tubicini che arrivano sicuramente dentro il cervello o giù di lì. Su di lì. Ogni domanda, ogni rumore, ogni distrazione da questa condizione le procura dolore, perché se non può averlo Tutto il suo Niente, allora niente.

Quando era giovane ed era la Signorina Sofferente aveva tappezzato il Niente dove ciclicamente sprofondava con poster e biglietti di concerti, pezzi di carta attaccati alle pareti con lo scotch su cui ricopiava le frasi rubate dalle canzoni e dai libri che accatastava ai quattro angoli del Niente, tutti con le orecchiette alle pagine a ricordarle dove andare a cercare e in prima pagina al posto del colophon l’indicazione delle pagine da non dimenticare. La Signorina Sofferente organizzava dolore e rimedio secondo schemi precisi, a ogni malanno la sua medicina, a ogni sofferenza la sua cura fatta di parole tutto ben in ordine perché ci fosse tutto, lì ,nel Niente. E poi il dizionario per controllare l’etimologia sempre a portata di mano, dio che ossessione per l’etimologia aveva la Signorina, questa mania di sapere da dove arrivava tutto, questa un po’ se la sarebbe portata dietro anche nel trasloco all’età adulta, una volta sposata e diventata, perciò, la Signora In-Sofferente.

Durante quegli anni nessuno era sceso mai, con lei, nel Niente. Non si è mai capito se a nessuno interessasse farlo oppure se fosse lei a impedirlo, le versioni variano a seconda di chi racconta la storia. Come sempre. Come ogni storia. Ancora oggi nel Niente, in fondo, ci sta solo lei. Quello che è cambiato, adesso, è che gli altri lo sanno, non è un mistero, non è più qualcosa che non si dice, che non si racconta volentieri.

Gli altri chi?

Quelli a cui importa. Degli altri non importa. Il Signor Gioioso, lui sì, poteva sapere tutto quello che accadeva nel Niente perché non lo avrebbe mai usato contro di lei, di questo era sicura perché valeva il contrario, perché il Signor Gioioso e la Signora Insofferente sapevano di non essersi conosciuti ma riconosciuti e mentre gli altri ancora si chiedevano come facessero a stare insieme due così diversi, loro si preoccupavano di come avrebbero fatto a stare lontani poi, a un certo punto.

Gli altri chi?

Quelli che capiscono niente, in minuscolo.

A un certo punto quando?

Non si sa, non si sa prima. Ecco perché non ci si può salutare davvero, per bene. C’era materiale a sufficienza per impazzire, pensava la Signora Insofferente.

Quando la Signora Insofferente sprofonda giù nel Niente, nel mondo non cambia niente, il sole sorge e la luna segue le sue fasi, le luci delle lampade crepuscolari si accendono e si spengono senza preavviso, il vento se c’è soffia e se non c’è non soffia, qualcuno nasce, qualcuno muore, qualcuno dorme, qualcuno mangia. Lì sotto la Signora Insofferente pensa di non tornare mai più. Immagina di scrivere lettere di saluto per tutti o solo per alcuni, per i più importanti, lettere rassicuranti niente di tragico, a tutti, alcuni, ai più importanti direbbe, in fondo, lasciatemi qui, a fondo.

La dottoressa della mente ha detto alla Signora Insofferente che, adesso, possono provare a vedersi con meno frequenza, con maggior intervallo di tempo. Non ho capito, ha detto la Signora, che ogni volta che capisce qualcosa subito dice che non ha capito. Non ho capito, meno o maggiore? Di più o di meno?

Di meno.

No.

La Signora Insofferente è, ancora, giù nel Niente ed è concentrata nel redigere mentalmente l’elenco aggiornato dei suoi fastidi. Nelle ultime due settimane ci ha aggiunto: gli uomini con gli stivaletti texani pitonati, le nonne che fanno attraversare nipoti sulle strisce portandogli zaini pesantissimi e bloccando le auto, ferme, con la sola imposizione del palmo della mano che ti vedo hai la linea della vita che dura ancora poco vecchia stronza, scandisce con il labiale la Signora Insofferente, i genitori dei primi della classe, i geni, che se ne sente la mancanza in effetti, i genitori dei fenomeni che a quattordici anni hanno le scarpe con lo strappo perché i lacci sono ancora un problema.

La dottoressa della mente le ha detto che può tornare su quando vuole, ormai, è capace. Ma io voglio stare giù, ha confessato la Signora Insofferente. Vuole stare giù. Dove non sente. Dove non vede. Dove l’orecchio tappato non è un problema, dove ha il dizionario e controlla l’etimologia e per il male c’è la posologia, non vuole andare via, il prezzo da pagare per tornare su è ogni volta più caro.  È come nella Sirenetta, per tornare su Ursula vuole la voce di Ariel.  Anche se la Signora Insofferente non è Ariel. Forse è Ursula.

La Signora Insofferente è, ancora, giù nel Niente ed è concentrata nel redigere mentalmente l’elenco aggiornato delle sue commozioni. Nelle ultime due settimane ci ha aggiunto: suo fratello che ride, finalmente, perché ha visto qualcosa che fa ridere e ha pensato devo dirlo a mia sorella e fra tutti quelli a cui poteva pensare pensa ancora a lei quando c’è da ridere e questo commuove per forza. Sua figlia, la grande, che le racconta cosa è accaduto a scuola e quando lei risponde come la pensa la figlia dice: papà ha detto la stessa cosa. Sua figlia, la piccola, che le racconta cosa è accaduto a tennis a e quando lei risponde come la pensa la figlia dice: papà ha detto la stessa cosa.

La dottoressa della mente ha detto alla Signora Insofferente che in ogni caso possono anticipare la seduta, se ce ne fosse bisogno.  La Signora Insofferente ha iniziato a guardarsi con ancora più attenzione per trovare i sintomi che giustifichino una frequenza maggiore o un intervallo minore. Per ora ha trovato la clinomania, potrebbe essere convincente e quando riuscirà ad alzarsi dal letto scriverà un messaggio alla dottoressa che non potrà rifiutarle un incontro.

La Signora Insofferente è, ancora, giù nel Niente ed è concentrata nel redigere mentalmente l’elenco aggiornato delle sue epifanie. Le epifanie sono come i gusti, ciascuno ha le sue e non disputandum est. Già questa è un’epifania. Nelle ultime due settimane ci ha aggiunto: i viaggi studio e i semestri all’estero non sono un’invenzione commerciale, non sono una trovata geniale di scuole di lingue, sono uno strumento di sopravvivenza approntato da genitori di adolescenti. Un giorno, non si sa quando, un genitore di un adolescente si è alzato, ha preparato la colazione, ha chiamato l’erede penetrando nel buio di una stanza disordinata e ricevendo in cambio un grugnito degno di una porcilaia e tornando sui suoi passi ha pensato a come togliersi l’erede dai coglioni per un lasso di tempo sufficiente a fingere di non conoscerlo ma senza metterlo alla porta anzi facendo sembrare l’operazione vantaggiosa anche per il giovane coinquilino indisciplinato. È così sono nati i soggiorni studio all’estero. Dio benedica i soggiorni studio all’estero. Allo stesso modo le si è mostrato con nitida chiarezza che se è vero come è vero che le sue ragazze non hanno nessuna voglia di unirsi a lei e al Signor Gioioso nei week end fuori porta o per le cene formali è altrettanto vero il contrario. Lei e il Signor Gioioso attendono trepidanti il momento in cui non dovranno più avere al seguito questo coro greco non pagante ma che anzi costa come due adulti noiosi in più in comitiva.

La dottoressa della mente si è detta certa che, comunque, non ci sarà bisogno di anticipare la seduta. La Signora Insofferente ha iniziato a guardare con ancora più attenzione per capire come fanno gli altri a fare quello che a lei costa tanta fatica ma sono anni che ci prova e ancora niente. In minuscolo.      

La Signora Insofferente è, ancora, giù nel Niente ed è concentrata nel redigere mentalmente l’elenco aggiornato dei suoi distacchi. I distacchi sono irreversibili, come i cerotti sui piedi sotto la doccia, puoi anche metterlo di nuovo, ma non quello, quello che si è staccato non lo attacchi più. Nelle ultime due settimane ci ha aggiunto: la possibilità di intervento nella vita delle ragazze. Sbam. Una porta che sbatte e un quadro che si stacca dalla parete. Una persiana che non regge al vento. Una tenda da esterno che si strappa. Un vaso che casca e la terra fuoriesce. Quando erano piccole, la Signora Insofferente arrivava fino alla fine. Dal primo boccone all’ultimo cucchiaino, dalla temperatura dell’acqua ai capelli tutti ben asciutti, dalla comparsa della verruca alla rimozione totale, dalla prima all’ultima gara di nuoto. Di karate. Di tennis. Dalla sigillatura dei denti all’apparecchio. Dal presente indicativo al futuro anteriore. Dalla tabellina del due a quella del nove. Dall’operazione alle caviglie all’osteopata ogni quindici giorni, dalla prima  macchia di mastocitosi alla sua regressione, dalla frattura del gomito alla rimozione del gesso. A suon di firme e decisioni. L’esito di tutto dipendeva da lei principalmente. Adesso, invece, la Signora Insofferente non ha possibilità di determinare i risultati di quello che accade nella vita delle bambine. Perché non sono più bambine. Perchè lei conta sempre di meno. Perché loro iniziano, portano avanti, concludono. Sempre più in autonomia e sempre meno con lei.  Non ho capito, si è chiesta la Signora, che ogni volta che capisce qualcosa subito dice che non ha capito. Non ho capito, di più o di meno?

La dottoressa della mente ha detto alla Signora Insofferente che ha molte risorse a disposizione e la Signora Insofferente temeva che le chiedesse un elenco aggiornato perché quello sarebbe stato un problema, lei che sforzandosi di cercare tra le sue risorse ci trovava solo i “forse”, che se per molti sono dubbi per lei sono certezze e questo non è un componimento in rima, quelli li inventava prima, quando le sue bambine non erano ragazze e le rime servivano a insegnare una tabellina, a sorridere di mattina, a trasformare anche il Niente in gioco perché il tempo per amare è, in fondo, poco.