Andare ai consigli di classe di figlia 2. La terza liceo con le stesse osservazioni della prima e delle seconda. Dici ai professori che ti sembra di assistere a un copia incolla e si offendono.

Cosa dovremmo fare noi? sbotta garrula una voce da quel versante.

Boh, forse bocciare gli insufficienti e lasciare che noi genitori ci intestiamo qualche grattacapo o qualche cazzo da cagare direbbe mia madre .

Dividere in noi e voi quando è palese che io sono io e voi non siete…io.

Spendere riflessioni sull’inutilità di definire inclusiva una scuola solo perché usa gli asterischi come per i surgelati e promuove tutti. Promuovere tutti non è inclusione è solo promuovere tutti, belli e brutti direbbe mia madre, mandando avanti chi ha sbagliato strada, chi non ha voglia, e fanculo a quelli che, coglioni loro, non danno problemi di condotta e rendimento.

Dire a Figlia 1 e Figlia 2 di lasciar perdere perché mi sa che è proprio lasciando perdere che abbiamo perso tutti. Quindi, incazzatevi a bestia bimbe mie, esprimete il vostro sdegno e il vostro disappunto ma per farlo siate inattaccabili nel linguaggio e allora: studiate. Per non lasciar perdere bisogna studiare. Non lasciar perdere non è uguale a vincere, è molto meglio.

Aspettarmi che le parole restino tali nella bocca di chi le pronuncia e nell’orecchio di chi le ascolta. Io dico responsabilità e tu senti colpa. Io dico che si tratta della mia opinione strettamente personale e tu senti che sono portatrice di una verità universale. Ma vaffanculo tu e chi t’ha fatto direbbe mia madre e dimmi cosa senti.

Andare in cortocircuito quando Figlia 1 sostiene di essere sempre a casa mentre tu sei sempre fuori casa a recuperare lei in giro.

Dividere in lei e tu quando è palese che lei è lei e tu non sei un cazzo. Prendi questa e porta a casa direbbe mia madre.

Praticare gentilezza immotivata. Praticare qualunque cosa senza motivo. Occorre ammettere che la gentilezza è una forma di credo e praticare senza fede rasenta la blasfemia. Non sono credente. Vi sia sufficiente la mia educazione e la mia conoscenza del Codice Penale.

Dire che non importa quando importa. A me quasi mai importa ma mi tengo lo spazio di quel quasi perché a me importa.

Ascoltare chi la pensa diversamente da me e cerca di convincermi della validità del suo pensiero del cazzo, poche cose so fare davvero bene ma cambiare idea da sola è una di queste, lasciatemi perdere perché a lavare la testa allo scecco ci rimetti l’acqua e il sapone direbbe mia madre.

Rispondere “abbastanza “alla domanda come stai. Cara la mia signorina pignolina che da una vita intera rispondi così, mi dico da sola, abbastanza non è come ma quanto e la domanda è come stai. Come sto? Dipende. Ecco, dipende potrebbe diventare la mia risposta alla domanda come stai. Io lo chiedo a pochissime persone perché, in fondo, la risposta non mi interessa se non per pochissime persone. E gli altri si fottano, direbbe mia madre.

Insegnare. Il bravo docente è quello che accende lo sguardo non che lo trova già acceso. Il bravo docente è quello che mantiene acceso lo sguardo quando lo trova già acceso e non contribuisce a spegnerlo a suon di piccole misere nequizie compiute in nome del siamo tutti uguali. L’uguaglianza dovrebbe essere realizzata all’arrivo, la partenza è sempre sfalsata. Il bravo docente conduce all’arrivo e non resta fermo alla partenza. Io sono una docente ottima per i bravi. Perché mi accendono lo sguardo e lo mantengono acceso quando sto abbastanza che niente pare funzionare. Io sono una docente ottima per i bravi perché non mi importa da dove arrivano ma vedo dove potrebbero arrivare, perché il ragazzo nasconde l’ombra dell’uomo direbbe mio nonno e io con le ombre vado forte, sono campionessa di ombre, mostrami la tua ombra e ti dirò chi sei.

Intestarmi l’infelicità di Figlia 1, specialmente, e di Figlia 2, saltuariamente. Intestarmi lo stato emotivo che vibra verso il basso, le frequenze meno alte dell’umore galoppante di un altro essere umano ed esserne spugna, complemento di causa efficiente nella grammatica di altri anche se quegli altri non sono altri come gli altri. Sentirmi responsabile , non in colpa, del dolore di una persona che non sono io. Pensare che il mio comportamento sia generativo, pretendere che il mio agire sia fecondo nelle vite altrui, regolarmi come termostato delle emozioni di chi vive con me.  Chi ti credi di essere direbbe mia madre.

Nessuno.

Boh, forse una che spesso si è sentita insufficiente. E allora si è concentrata sulle ombre.

Nessuno, dai. A posto così.

Un pensiero su “Una cosa divertente che non farò mai più

  1. Anche io quando mi chiedono come sto rispondo sempre “abbastanza bene”, perché uno che sta male insospettisce, viene visto come un possibile problema, e uno che sta bene a qualcuno fa girare le balle, e poi magari gli augura male. Quindi “abbastanza” va bene a tutti, e chiude un discorso che spesso non si ha voglia di prolungare.
    Per altre cose ti ho scritto una e-mail.

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