Perdonate i vostri genitori non quelli degli altri, quelli degli altri sono solo persone mentre i vostri sono anche persone. E perdonate i vostri figli che vi educano alle differenze, voi che vorreste fare uguale per tutti e non si può perché non si può fare uguale per chi è diverso. Perdonate i figli quando partono, ché i figli quando partono non sono mai uguali. Di uno sapete che se la caverà, dell’altro sperate che riesca a farcela. I figli sono uguali solo quando tornano.

Perdonate le assenze, i tempi senza abitanti, le case vuote, i chiodi sbilenchi senza più quadri da sostenere, le sparizioni che sono guarigioni, i morti che si portano via la loro voce dal mondo, le madri che le voci le fanno entrare nel mondo. I vecchi che vogliono essere chiamati anziani. Gli adolescenti che non vogliono essere chiamati. I padri con la pancia grossa e le gambe sottili. Chi si fa chiudere lo stomaco dall’amore o dalla rabbia o da entrambi.

I matti, i poeti, chi parla con i cani e chi ai cani risponde, i deboli, chi guarda una finestra aperta pensando se quell’altezza basterebbe a morire, chi ringrazia per educazione, chi custodisce la sacra fiamma del Lei rivolto agli sconosciuti e ai camerieri, chi deve consultare l’agenda, chi sorride anche se gli manca un dente.

Perdonate gli amori finiti, abbiatene cura, non lasciateli al vociare altrui, a marcire sotto il sole facile preda di bestie attratte dalla putrefazione, non togliete la dignità all’amore che avete amato solo perché non lo amate più. Chiedete indietro il corpo perché abbia sepoltura. Perdonate chi dice che ve l’aveva detto, ché siamo tutti Cassandre dopo. I nomi che non pronuncerete più, non in quel modo. Il vostro nome che vi sembrerà di non sentire pronunciare più, non in quel modo.

Le madri dei figli maschi che si comportano come spose tradite, ma solo se sono le vostre. Le madri che pensano di sapere tutto. Le madri che scelgono un nome perché entri nel mondo come se fosse nuovo. Le madri che sanno di non sapere tutto e chiedono che resti così, per favore, che ci sia ancora spazio per immaginare di aver creato creature speciali, incapaci di piccoli orrori quotidiani, incapaci di pensieri piccoli e meschini, incapaci di recare dolore a un altro essere vivente. Le madri che fanno preferenze, ma solo se non sono le vostre.

Perdonate il mare, il sole, il vento, i nostalgici, gli zoppi, le strade in salita, i parcheggi stretti, gli atti di gentilezza buttati a caso nel cosmo solo per sentire se qualcosa torna giù, la pioggia anche quando era prevista, i numeri selezionati inesistenti, lo spazio tra i denti, chi svuota il bidone del vetro alle cinque del mattino, il sesso fatto in silenzio, le apnee notturne, chi non vuole una famiglia, i bambini brutti, ché esistono anche loro.

Perdonate chi pone le premesse, chi non ascolta la risposta, chi piange di gioia, gli orgogliosi e quelli che sono fatti così per via del loro segno zodiacale, ma solo se non sono della bilancia o dei gemelli o dell’acquario. Perdonate chi si scusa per essere arrivato in anticipo, gli ansiosi, i timidi, gli uomini che arrossiscono che se a vent’anni vi sembreranno sfigati vi assicuro che a quaranta vorreste andarci a cena. Chi non ha fratelli e sorelle, quelli che li hanno, i fratelli e le sorelle ma solo se sono i vostri, chi non vuole figli, chi non lo sa finché non li ha e poi non può cambiare idea. Chi vorrebbe cambiare idea, se potesse. I cugini scemi e gli zii imbarazzanti. Chi cambia idea.

Le madri che vi tengono stretti, quelle che non sanno mai quando sarà l’ultima volta di quella presa calibrata in anni di esperienza, le madri che ogni volta potrebbe essere l’ultima, che solo chi ha messo delle voci e dei nomi nel mondo ha il terrore di un mondo senza quelle voci e quei nomi, le madri che vi spingono a partire e non vi diranno mai di tornare, le madri che aspettano barattando con il cielo ogni speranza, le madri di cui sapete fare a meno, le madri perché sapete farne a meno. Le madri sono uguali solo quando non tornano.

2 pensieri su “Perdonate(mi)

  1. A me è capitato qualche volta di essere stato perdonato, o meglio che mi abbiano detto di avermi perdonato. Non ho mai capito per cosa.
    Niente insulta l’orgoglio più di un perdono ricevuto (e mai richiesto).

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    1. Anche voler perdonare qualcuno che non ha la minima intenzione di voler essere perdonato insulta l’orgoglio, toglie la pretesa di superiorità. Penso. A me non è ancora capitato, di saper perdonare. O di essere perdonata.

      Piace a 1 persona

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