Faccio io

Lunedi.

Ho controllato la sveglia dalle 4, che fosse lì, che fosse accesa, che fosse programmata. Ho contato le ore e i minuti che mi restavano.  Ore 6. Mi alzo, mi chiamo Sonia e aspetto una mail, una sola, quella. Dalla app del Liceo autocertifico l’assenza di sintomi Covid per Cri, Pepe mi lancia la borsa da tennis dalle scale, se per favore le do una mano a caricarla in auto. Tangenziale direzione Caselle, uscita Corso Regina, limite dei 70, corso Lecce, Via Medici e poi giù di lì. Notifiche degli insoluti bancari, analisi delle causali, gestione del recupero: nuova emissione per le insufficienze fondi, contatto con il cliente per ogni altra motivazione fornita dalla banca debitrice. Non è difficile, solo noioso. Cerco tra gli annunci una libreria in vendita, Google mi avvisa che ho visitato questa pagina molte volte, lo so, niente di nuovo, solo una Mondadori in un centro commerciale per carità. Tanti bar e ristoranti, non mi interessano i bar e i ristoranti, un laboratorio di sartoria. Causa trasferimento. Una panetteria. Alberghi. Un elettrauto. Causa trasferimento. Dove vanno, tutti?

Caffè con Gabry, organizzato da quindici giorni, io posso, lei può. Non succedeva da luglio. Mia figlia, suo figlio, mia figlia l’altra, suo figlio l’altro. Il basket, il karate, il tennis, gli stessi professori del fratello il suo piccolo, meglio così, non tutti quelli della sorella la mia piccola, meglio così.

Arriva Pepe.

Arriva Cri.

Pepe a tennis. Cri studia.

Aspetto una mail, una sola, quella e non arriva. Cri mi chiede se è arrivata. No. Ritiro Pepe, mi chiede se è arrivata, no. Perché cambi sempre canzone in macchina, mamma? Non lo so. Lasciamo scorrere la playlist? Ok, bimba bella.

Cri ad allenamento. Sei felice? Ti piace la nuova palestra? Viene papà a prenderti, io scaldo la cena.

Pepe dall’oculista, cambiamo le lenti, cambiamo la montatura, la ragazza accomoda, spasmizza. Mi augura Buon Natale, guardo la data.

Martedì

Ho controllato la sveglia dalle 4, che fosse lì, che fosse accesa, che fosse programmata. Ho contato le ore e i minuti che mi restavano.  Ore 6. Mi alzo, mi chiamo Sonia e ho 43 anni, potrei essere orfana senza che questo desti stupore ma non sono orfana, i miei genitori hanno 65 e 68 anni, se morissero questo desterebbe stupore.  Dalla app del Liceo autocertifico l’assenza di sintomi Covid per Cri, Pepe mi lancia la cartellina di Educazione Artistica, se per favore le do una mano a caricarla in auto. Tangenziale direzione Caselle, uscita Corso Regina, limite dei 70, corso Lecce, Via Medici e poi giù di lì. Fatturazione del mese, prima i nuovi contratti e poi le ripetizioni. Controllo degli addebiti degli F24. Verifica di chimica per la grande, riconsegna delle tavole di arte corrette per la piccola, non so nulla di quello che hanno fatto. Telefonata con Betti, dice che Stefi è felice per il suo daimon mentre lei è felice per il suo diamond e ride soffiando il fumo della sigaretta che mi arriva attraverso il telefono, bene, le dico, io sono felice con il mio Dyson. Ride ancora di più. Il miglior acquisto di sempre, mi soffia all’orecchio. Pepe ha il rientro fino alle 16.30, Cri esce alle 15. Stasera io e lei andiamo al Carignano, è la prima di Orgoglio e Pregiudizio, le dico che forse mi addormenterò, mi chiede della mail, scuoto la testa, cerco un posto, quasi piango, impreco, uno uno solo, a me basta un posto solo. uno, uno solo. Niente. Eccolo. Sotto un ponteggio, c’è il divieto. Torino è tutta un ponteggio. Si potrebbe attraversare la città senza mai toccare terra, passando da un cantiere all’altro, guardando nelle case di tutti, battendo alle finestre. Lo dico a Cri, sorride, si potrebbe. Avviso Lui, non so se troverò la macchina, forse dovrai venire a prenderci o possiamo chiamare un taxi, uno che accetti il bancomat perché non ho contanti, ci costerà un po’ dal Carignano a Rivoli, amen, poi dovremo recuperare l’auto se ce la portano via, se me la portano via. Non mi addormento, lo spettacolo è bellissimo, Cri ha gli occhi felici, io metto gli occhiali perché ho mal di testa, l’auto è sotto il ponteggio.

Mercoledì

Ho controllato la sveglia dalle 4, che fosse lì, che fosse accesa, che fosse programmata. Ho contato le ore e i minuti che mi restavano.  Ore 6. Mi alzo, mi chiamo Sonia e ho una laurea in Giurisprudenza. Dalla app del Liceo autocertifico l’assenza di sintomi Covid per Cri, Pepe si lancia giù dalle scale saltellando perchè oggi è il suo giorno alle ATP, se per favore ci muoviamo tutti. Le accompagna Lui perchè è mercoledì. Io torno a letto un po’, con il cane piccolo, il cane grande si sdraia sulle mie ciabatte, non mi riaddormento, aspetto una mail, una sola, quella, ho ginnastica con Stefano perchè è mercoledì, ho bisogno di ciabatte nuove, inizio la riconciliazione bancaria. Cri ha la prima interrogazione di diritto, è una questione personale, abbiamo ripassato insieme, le ho spiegato quel che non le era chiaro, sa tutto, è preparata, per chiarirle la posizione della consuetudine tra le fonti giuridiche ho preso una sedia, tolto le ciabatte, sono salita e ho afferrato dalla libreria il Trimarchi, Manuale di Istituzioni di Diritto Privato, copertina blu, quello con la copertina rossa era di mio padre, ma lui a Scienze Politiche mica aveva portato il mio programma. Ti voglio vedere se non spacchiamo tutto, all’interrogazione. Cerco tra gli annunci una libreria in vendita, Google mi avvisa che ho visitato questa pagina molte volte, lo so, niente di nuovo, solo una Mondadori in un centro commerciale per carità. Tanti bar e ristoranti, non mi interessano i bar e i ristoranti, un laboratorio di sartoria. Causa trasferimento. Una panetteria. Un negozio di ottica. Un centro estetico con solarium. Causa trasferimento. Dove vanno, tutti? Cri ha lezione di teatro, Lui e Pepe vanno alle Atp, sono undici mesi che hanno i biglietti, ordino cibo cinese, io e Cri lo mangeremo sul divano, di cosa sono fatte le nuvole di drago, mamma? Non so se vuoi saperlo, bambina. Dai dimmelo. Gira il video della spiegazione, lo pubblica tra le storie, i suoi amici impazziscono, è simpatica tua madre, è troppo forte tua madre. Abbiamo preso 9 di diritto. Spacchiamo. Guardiamo la partita di tennis in tv, cercando di vedere se inquadrano gli altri due, i nostri.

Giovedì

Ho controllato la sveglia dalle 4, che fosse lì, che fosse accesa, che fosse programmata. Ho contato le ore e i minuti che mi restavano.  Ore 6. Mi alzo, mi chiamo Sonia e sono la mamma di Cristina e Benedetta. Dalla app del Liceo autocertifico l’assenza di sintomi Covid per Cri, Pepe mi lancia la borsa da tennis dalle scale, se per favore le do una mano a caricarla in auto. Tangenziale direzione Caselle, uscita Corso Regina, limite dei 70, corso Lecce, Via Medici e poi giù di lì. Programmazione dei pagamenti, verifica degli effetti fornitori, ricerca delle fatture che non corrispondono, gestionale bloccato, imprecazioni, gestionale sbloccato, funziona.

Pepe a tennis. Cri studia.

Ritiro Pepe.

Porto Cri ad allenamento. Sei felice? Ti piace la nuova palestra? Viene papà a prenderti, io scaldo la cena.

Apro Facebook, compare un annuncio sponsorizzato da una società di psicologia, c’è un seminario per psicologi, compare la foto del relatore e il nome del relatore e guardo il nome e leggo la foto, al contrario, proprio al contrario. Il mio psicanalista. L’Uomo con la Barba. Ha ancora un nome e un cognome e la barba e gli occhiali. Esiste ancora. Anch’io esisto. Lui non mi può vedere dall’annuncio sponsorizzato, solo io posso, solo io so che lui esiste ancora ma anch’io esisto ancora e mi chiamo Sonia, ho 31 anni e sono la mamma di Cristina e Benedetta, Cri sorride e Pepe piange. Cri ha tanto catarro e Pepe ha le coliche. Io sto male, forse muoio. L’uomo con la barba apre la porta e mi cura, io sto meglio ma non guarisco. Faccio vedere la foto a Lui e gli dico eccolo, esiste ancora e Lui mi dice me lo immaginavo diverso. Se l’era immaginato.

Venerdì

Ho controllato la sveglia dalle 4, che fosse lì, che fosse accesa, che fosse programmata. Ho contato le ore e i minuti che mi restavano.  Ore 6. Mi alzo, mi chiamo Sonia e non riesco più ad ascoltare alcuna canzone fino alla fine. Dalla app del Liceo autocertifico l’assenza di sintomi Covid per Cri, Pepe mi lancia la borsa del nuoto dalle scale, se per favore le do una mano a caricarla in auto. Le accompagna Lui, perché è venerdì. Io torno a letto un po’, con il cane piccolo, il cane grande si sdraia sulle mie ciabatte, non mi riaddormento, leggo, finisco un libro che non so se mi è piaciuto, aspetto una mail, una sola, quella, ho ginnastica con Stefano perché è venerdì, imposto il lavoro dei Sepa Direct Debit, compro il mangiare del cane piccolo, avviso Lui che bisogna comprare il mangiare del cane grande. Oggi Cri ha la prima interrogazione di Latino, è una questione personale, abbiamo ripassato insieme, le ho spiegato quel che non le era chiaro, sa tutto, è preparata, per chiarirle perché quel Romae significa stato in luogo ho preso la mia grammatica latina del ginnasio, ti voglio vedere se non spacchiamo tutto, all’interrogazione. Pepe torna alle Atp, doppio e singolo, mi ricorda di registrare le partite, registro le partite. Il vicino raccoglie le foglie secche nel vialetto, ha tempo perché è in pensione. Aspetto una mail.

Cerco una libreria.

Non finisco una canzone.

Prima piango poi impreco. Funziona.

Tranne che per la mail.

Voglio ascoltare quante più canzoni possibili ecco perché salto di continuo, non le lascio finire. Ho un problema con l’organizzazione. Con l’ottimizzazione. Su Facebook vedo il mio psicanalista. Stefano dice che ho la mentalità da atleta. Io penso di essere un asino da soma. Io e Cri andiamo dal parrucchiere, lei taglia e io coloro, la vedo gesticolare con il ragazzo che si occuperà di lei, gli fa vedere con le mani la lunghezza, poi agita le dita per chiedere un po’ di volume, fa segni per spiegare, anch’io faccio segni, sbuffo. Come segni di fumo. Quando sbuffo sanno che no, non farò il tonalizzante perché non ho più tempo, la prossima volta. Abbiamo preso 8 di Latino. Spacchiamo. Ci facciamo una foto all’uscita dal parrucchiere anche se è buio. Lei sembra più grande, io sembro sua madre.

Sabato

Ho controllato la sveglia dalle 4, che fosse lì, che non fosse accesa, che non fosse programmata. Mi riaddormento. Sogno di tirare l’acqua dopo la pipì ma qualcosa non funziona e resta un brandello di carta igienica, ci provo ancora ma lo scarico non funziona. Mi sveglio. Mi alzo. Mi chiamo Sonia e ho una migliore amica da quasi trent’anni.

Pepe si allena poi va a casa di Ceci, bisogna prendere un regalo. Cri si allena e domani andrà da Auri, bisogna prendere un regalo. Andiamo a prendere i regali. Andiamo ad allenamento. Lascio una prendo l’altra prendo l’altra e ritiro una. Mi sforzo di non cambiare canzone. Mi impongo di non cambiare canzone. Guardo quanto manca alla fine della canzone. Abbraccio Torino lungo la tangenziale, da Mirafiori a Corso Grosseto, ci stanno tante canzoni intere, aspetto che finiscano, sono brava ma mi costa fatica.

Casa di Ceci.

Cerco la via.

Cerco il civico.

Cerco parcheggio.

Rifaccio il giro.

Piango.

Impreco.

Funziona e trovo parcheggio. È arrivata la mail, mamma. No, bambina del mio cuore.

Suono, salgo, saluto, ringrazio, sorrido, ho la mascherina, divertitevi, va bene alle 22.

Ceniamo in tre. Pepe non c’è e si vede. Dico che voglio svenire per la stanchezza. Svuoto la lavatrice, carico l’asciugatrice, stendo. Male. Non sono una di quelle donne che stende bene e appaia i calzini, non lo sarò mai.

Domenica

Ho controllato la sveglia dalle 4, che fosse lì, che fosse accesa, che fosse programmata. Ho contato le ore e i minuti che mi restavano.  Ore 7. Mi alzo, mi chiamo Sonia e non ho mai praticato sport. Cri oggi deve dare l’esame per la cintura nera I Dan. Lo aspetta da tre anni, quando è diventata cintura marrone. Ho un rigurgito di memoria. La cerimonia di cintura blu rovinata da una persona orrenda che le si avvicina, io che dico non è il momento, questa che fa la scena madre: mi dispiace per te, mi dispiace per te mi ripete, come se potesse permettersi di rivolgermi la parola. Da allora il muro. Lontani da mia figlia o sparo. Lontani da mia figlia o uccido.

I documenti. Il green pass. La carta di identità. La licenza federale. Fai piano, non svegliare tua sorella, Cristo, controlla tutto, se non importa a te deve importare a me? Come stai? Mangia, che la mattina è lunga, arrivi alla fine che non hai le forze, non questo cappotto non vedi che è leggero, ci sarà la coda per entrare, fai come vuoi ma poi ti ammali. Prima l’ingresso degli atleti. Poi i genitori. Fumano, alle 8 del mattino. Puzzano alle 8 del mattino. Raccontano brandelli di vita, io sono cattiva e penso che abbiano la vita a brandelli come la carta igienica nel mio sogno. Tutti bravi. Tutti che sanno cosa è meglio. Tutti che hanno capito. In Austria da domani c’è l’obbligo del vaccino. No, c’è il lockdown. Sì, ci sono tutti e due. Chiusi dentro e vaccinati. È giusto. Ma che cazzo giusto. Allora non è giusto. No. ci arriveremo anche qui. No, qui no. Vedrai. Ma la nebbia e il freddo che sono arrivati tutti insieme? Bastarda miseria. A me il vaccino fa paura perché diventi sterile. Sorrido. Il mio amico Andrea sostiene che questi non saranno mai sterili, perché la minchia non vuole pensieri. Vorrei interromperli per dirglielo.  Non lo faccio.

Consegno l’autocertificazione, sì, sono un genitore. No, non ho sintomi, non questi. Vedo il mio psicanalista su Facebook, sa come quelli che vedono Padre Pio, mi sforzo di ascoltare una canzone fino alla fine, conto quanto tempo mi resta per dormire, aspetto di presentare il conto a un paio di balordi che ancora non me l’hanno pagata, cerco una libreria e aspetto una mail ma no, altri sintomi non ne ho.

Esame. Ultima, per via del cognome, inizia con la V. Idonea. Cintura nera, piango, impreco, funziona. Lui la guarda orgoglioso, scatta le foto, sorride mentre lei cammina sul tatami, devi amare molto qualcuno se sorridi mentre cammina e basta, penso. 

Controllo la sveglia per domani.

Lunedi.

Ore 6. 

Mi chiamo Sonia.