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Mancano giusti due mesi, in fila sessanta giorni sospesi, sessanta come i secondi e saranno 40 tondi tondi, chè in fondo manca un minuto o il tempo di uno starnuto e quel giorno sarà arrivato, indietro solo il tempo passato e non si può dire che sia poco o che sia trascorso come un gioco eppure, si, mi sono divertita, che vicenda buffa la vita, sempre più simile a una valigia con all’interno stipate le mie vestigia, segni , impronte e tracce, momenti di gloria e figuracce, amori solo immaginati, amori che si sono fermati per un attimo o per un momento che domani è un altro giorno e via col vento, tutto l’amore che ho vissuto e se solo ciascuno avesse saputo… lui che è stato il primo , quello che solo al pensiero mi deprimo, c’è stato uno che non sapeva se poi davvero era me che voleva e il fenomeno che invece era sicuro, uomo adulto forte e maturo, se lo vedete potete dirgli che mi sono sposata e ho due figli, quante cazzate in 40 anni, dette sentite con e senza danni, ma per tutto quanto che ogni volta ho sbagliato, giuro, il conto ho pagato.

Porto in giro a testa alta questa faccia e ogni sua traccia , il dolore e la speranza sempre insieme come in una danza, a volte conduce lui e allora i momenti si fanno bui altre volte guida lei e non si vedono nemmeno i nei e uso sempre queste mani per gesticolare come i napoletani, per me niente di nuovo, arrivo da Castel dell’Ovo e di quella stirpe mi porto appresso: che non mi fai fesso, il sorriso detto a scucchia, la pienezza e la nostalgia che è nello sguardo, non va mai via. E con me ci sono ancora gli anni di corsa a fare tutto e i momenti tristi di lutto con i polpastrelli a sfiorare rapidi baci lenti affidati alle lapidi, saluti a tempo determinato, ci ritroveremo e niente sarà cambiato, l’amore sarà sempre il filo che unisce, nessuno va via finchè il ricordo non finisce. 40 anni tra pochi giorni e si contano le andate e i ritorni, gli anni di studio e la banalità, non sono il voto dell’università ma sono la vita che ho impiegato fino al colmo della bottiglia e il messaggio che li ho infilato da affidare al mare e alla corrente, sono tutto quello che il cuore sente, sono le mani che ho teso e lo sguardo offeso, sono il fondo più fondo e la terra che casca nel girotondo, sono Cassandra che sa e dice e sono Euridice che a lui si affida ma sono 40 anni che vivo la sfida di essere esattamente ciò che sono, scusate se non chiedo perdono e anzi adesso, lo dico, fieramente me ne sbatto, come il cappellaio matto, del giudizio, del rumore, del brusio, di tutto quanto è lontano dall’animo mio, dentro al quale c’è ciò per cui vivo, le mie figlie, Orfeo e ciò che scrivo.