Prima di tutto e prima di tutti chiediamo scusa a voi cari nuovi vicini che ci sembrate delle brave persone e sicuramente lo siete. Non so se noi lo sembriamo ma penso che lo siamo, speriamo di esserlo, mi sembra di sì comunque, altrimenti non vi avremmo avvisati del nostro arrivo lasciandovi i riferimenti in caso di necessità e scusandoci in anticipo. Siamo quattro, così come ci vedete, così come i bicchieri superstiti negli scatoloni, di ogni servizio sono rimasti solo quattro bicchieri nonostante le indicazioni “fragile” scritte ovunque in preda a un mio disturbo ossessivo compulsivo. Lui dice che è un segno e Lui in genere non è uno che vede segni, ma ogni tanto sì. Ci siamo io e Lui e le nostre ragazze. Io vedo segni ovunque. Tra una settimana compirò quarantadue anni e mi sembra di avere segni in più sulla faccia, intorno agli occhi e anche sul collo, le ragazze mi scattano le foto e poi quando le rivedo dico ma dai come faccio a essere così vecchia, se mi osservo allo specchio non mi pare proprio di avere questo collo grinzoso, questo delle foto.

Lui è quello gentile e diplomatico, quindi per i rapporti istituzionali rivolgetevi a Lui, io non sono capace, cioè lo faccio ma si vede che fingo, a Lui invece viene davvero naturale. Pepe è la piccola di casa, inizia la prima media e se non fosse nata io sarei morta che detto così suona estremo ma non lo è. Cri andrà in terza media, questa settimana vuole diventare Professoressa di Storia dell’Arte e non si fidanzerà mai perché non può distrarsi dagli allenamenti di Karate, non riconosce la destra e la sinistra, come mio fratello, uguale, sua sorella le dice sempre dove sta una e dove sta l’altra, anch’io lo dicevo sempre a mio fratello.

Vi chiediamo scusa cari nuovi vicini, di destra e di sinistra, e non c’entra la politica ma è solo una questione di prospettiva. In fondo anche la politica, vero. Caro nuovo vicino di destra che sei a destra se guardo il Musinè, ti chiedo scusa per i miei cani, tu che hai due gatti. Ti chiedo scusa anche perché io detesto i gatti. Chiedo scusa anche ai tuoi gatti. Ma i miei cani sono due bravi cani, anche se non sembra, Kimb è anziano e forse un po’ rincoglionito, Lui dice che è perché è tedesco e allora capisce solo le informazioni date in modo chiaro e non ammette variazioni sul tema e comunque chiedo scusa anche ai tedeschi, Justin è il figlio maschio viziato, sbruffone e adorato che non ho, un eterno neonato tra le mie braccia ma mi rendo conto, è un tremendo cagacazzo appena tocca terra.  Caro nuovo vicino di sinistra che però sei a destra se guardo verso la mia porta ti chiediamo scusa per i rumori, tu li sentirai di più perché abbiamo un muro che confina. Scusaci per ciò che sentirai, faremo del nostro meglio, ma sono rumori di crescita i nostri. I passi sulle scale di chi non toglie mai le scarpe e ci salta anche sul divano o sul letto. La musica, le canzoni da scippare, che pensavo fosse una sottospecie di reato e ho scoperto che significa saltare le canzoni che nella playlist sono ormai inadatte allo stato d’animo, quelle si devono scippare e allora un po’ ho capito che anche se non è un reato si tratta di canzoni che hanno portato via qualcosa che adesso non c’è più, non serve più. Scusaci per le urla, capiterà, scusami.  Ho detto a Cri che se urlo io sembro la mamma severa che la sta educando mentre se urla lei sembra una ragazzina maleducata e alla fine abbiamo riso perché noi alla fine ridiamo sempre e questo secondo me ci salva ogni volta anche se Lui non capisce come si faccia a fare così, a passare dalle urla agli abbracci senza nemmeno un intervallo per riprendere fiato. Lui non urla.

Cari nuovi vicini, mi sembrate brave persone, voi che ce l’avete fatta, avete figli grandi e fuori casa, sorridete e tagliate il prato,  vi osserverò dal mio angolino e proverò a capire come si fa a farcela perché anch’io vorrei farcela e alle volte mi sembra che non ci riuscirò, cari nuovi vicini non ve ne accorgerete, vi assicuro, sarà un’osservazione discreta e solo quando il lupo dietro il mio sterno sarà sveglio, è in quei momenti che penso di non farcela, quando i rumori danno fastidio anche a lui, i rumori esterni che ho passato anni a chiedermi come potesse convivere con i rumori interni, il cuore che accelera, i polmoni quando bruciano, il fegato che si contrae, le ovaie quando pungono e l’utero quando pulsa, tutti quei rumori interni che potrebbero ucciderlo non gli arrivano nemmeno e poi scatta per una sedia che striscia sul pavimento, ulula per una forchetta che casca nel lavandino. Cari nuovi vicini non lo vedrete mai il lupo che vive dietro il mio sterno, perché nessuno lo vede mai e allora sembra che non ci sia invece c’è.

Chiediamo scusa a voi tutte maestranze esperte che ci avete permesso di traslocare in tempi ragionevoli. Vi chiediamo scusa per lo stucco che abbiamo sbagliato a comprare per sei volte che però potevate pure andare voi e invece no così non vi distraete e andate avanti. Vi chiediamo scusa per la sola variazione in corsa, quella della lavanderia, siete stati comprensivi anche se non capisco l’albanese mi è sembrato che lo foste. Vi chiediamo scusa per lo zoccolino che non andava bene ma poi invece si andava bene che non ho capito se lo abbiamo fatto andare bene o se andava bene fin da subito ma quel giorno era così, che ci si doveva lamentare. Scusaci idraulico ad agosto, è stato più facile organizzare il cesareo per far nascere Pepe con il mio ginecologo dirigente medico della Clinica Universitaria. Scusaci signore dell’antifurto che non so se hai un nome preciso, un albo, ma sei stato bravo a capire che abbiamo i cani e quindi no,non puoi mettere i sensori come se non ci fossero e che avremo sempre cani perché io amo i cani e detesto i gatti. Scusaci elettricista ad agosto, sei stato prezioso e se dico prezioso intendo prezioso. Scusaci Andrea del colorificio più figo di Torino, scusami, anzi, che sono venuta io da sola, scusami se ti ho chiesto di spiegarmi il modo corretto di applicare i prodotti per le persiane come se tu fossi quello che applica i prodotti alle persiane che non so se esiste un nome preciso, un albo, e invece sei gentile anche tu, per davvero, per natura e io ti ho ammorbato con le mie persiane. Scusateci addetti alle vendite del Brico per quel tappo dei lavelli che è disponibile solo in due misure e io le ho sbagliate ovviamente e sono tornata e pensavo bastasse la foto dello scarico del lavandino a rendere l’idea della misura del tappo che mi serviva. Occhio e croce. No, non si fa ad occhio e croce. Scusatemi se non sono stata in grado di spiegarvi che la mia amica architetto che quindi le cose della casa le sa tutte per curriculum e definizione e professione e iscrizione a un albo cazzo mi ha detto che si, esistono degli spigolini ornamentali da applicare agli specchi perché lo specchio che è sopravvissuto al trascolo non ha retto alle mani di Lui dalla camera da letto al bagno e si è scheggiato in un angolo e la mia amica dice che esistono questi cazzo di spigolini ve li mimo con le mani, metto l’indice e il pollice ad angolo retto che l’ho appena ripassato con Pepe( scusate professori se non abbiamo ancora finito i compiti) e voi scuotete la testa e se devo descrivere come mi sento allora io mi sento scoraggiata, ecco, perché esistono e voi non mi capite, è chiaro che se metto le mani così intendo uno spigolino di uno specchio rotto a cui serve un cazzo di coso da mettere sopra che non si veda che è scheggiato, vi prego aiutatemi.

Scusaci tu, casa nuova, siamo arrivati senza grandi preparativi, senza troppe cerimonie. Noi siamo così. Scusaci se ti trattiamo come se non avessi un passato ma funziona così anche nell’amore, no? Non mi interessa chi ti ha avuta prima, ci sono solo io adesso. Nessuno ti ha spazzato il pavimento come faccio io. Nessuno ha spalancato le imposte dopo averle pulite con i prodotti giusti e con la delicatezza con cui si aprono gli occhi la domenica mattina, nessuno le accosta ogni sera come a chiudere le palpebre al termine di una giornata intensa. Invece hai un passato, sei la casa vecchia di qualcuno, ragazzi che hanno lasciato segni sulle mensole, le scale hanno sentito altre scarpe pesanti di giornate storte e canzoni scippate, famiglie con servizi di bicchieri da sei o da otto, persino da dodici.

Scusami per tutti gli aneddoti che non conosci, per le cose che ci sono successe altrove, per i racconti che faremo intorno al tavolo della taverna dove tu non sei la protagonista, di tutte quelle volte in cui siamo stati qualcosa e tu non c’eri. Scusaci se arriviamo con l’adolescenza avviata e grazie che hai porte scorrevoli così non possono sbattere. Scusaci per il basculante del garage su e giù su e giù su e giù, ma noi abbiamo gli allenamenti la sera e siamo sempre di corsa. Scusaci per tutte le imperfezioni con cui ti intaccheremo, i buchi da stuccare per appendere i quadri quando Lui sbaglia il primo chiodo, scusaci anche tu, decoratore che devi venire a ripassare sulle nostre impronte lungo il corridoio, scusaci casa nuova per i tentativi, gli spostamenti, i ripensamenti.  

Scusami perché guardo fuori dalla finestra e penso che dalla nostra posizione non vedo il cancello di ingresso, non saprò chi verrà a prendere le ragazze quando usciranno tra qualche anno, tranne Cri che non si può distrarre dal Karate e allora penso che potrei fare amicizia con quelli del primo interno perché loro lo vedono bene il cancello ma non sono capace, non è che si può fare come fanno i bambini, ciao sono Sonia vuoi diventare mio amico. Non l’ho mai fatto, nemmeno da bambina. Nemmeno con Lui, non gli ho mai detto scusa, possiamo diventare qualcosa? Anzi, il contrario. Lui mi aveva detto che non saremmo diventati niente insieme. Ok, va bene, avevo risposto io, chi ti considera proprio sbruffone. E poi abbiamo smesso di dirci verbi al futuro con il non davanti che era anche un po’ pesante a una certa e siamo diventati un lungo presente, vent’anni ad occhio e croce. Scusami per questi pensieri da prima notte un po’ nel letto e un po’ sul divano a respirarti chiedendo al lupo di non svegliarsi e di farmi sentire il rumore della felicità, che anche quello arriva dall’interno, dal centro degli occhi quando sono chiusi ma non dormi e pensi e senti e diventi e immagini. Scusami casa nuova, ti ho sognata tanto, scusami perché ho avuto paura di te, di non riuscire, di sbagliare, della rampa del garage e della distanza da scuola, del giardino piccolo e della mansarda per le ragazze. Scusami casa nuova perché sei arrivata quando non mi interessavi più, quando non ci pensavo più, quando avevo rinunciato ed è per questo che ti accarezzo incredula nelle gobbe dell’intonaco che non è liscio, lo tappezziamo, tranquilla, c’è Andrea che è il più figo proprietario di colorifici a Torino, lo invitiamo qui e lui ci risolve tutto. È per questo che i fichi del tuo albero, il mio albero, mi sembrano i più zuccherini mai mangiati e li ha mangiati persino Lui che non mangia fichi ma questi si, come la storia dei segni e io ci vedo un segno tu no?

felicità

2 pensieri su “Ci scusiamo per l’eventuale disagio recato (sul nostro trasloco).

  1. Le case hanno una storia, noi come ospiti, per un certo tempo ne facciamo parte. Ne ho preso coscienza quando prendemmo la casa di Rocca di Mezzo: sul frontespizio, sopra la porta, c’è inciso 1875. E fa una certa impressione! Hai ragione a chiedere scusa, o forse meglio, bisognerebbe ringraziare di partecipare alla loro storia

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