Io a te non credo, ma non prendertela perché non è che creda ad altri. Io spero, spero sempre. Ho sviluppato una mia forma di politeismo, ho un dio per ogni situazione, perché non riesco a stare così, senza chiedere e senza, comunque, offrire qualcosa in cambio.

Ho il dio del tennis, ogni volta che Pepe ha un torneo.

Il dio del karate, ogni volta che Cri sale sul tatami.

Il dio della matematica, quello ce l’ha anche Pepe, l’altra mattina dopo che la professoressa di spagnolo ha domandato se qualcuno aveva intenzioni particolari per la preghiera del mattino, lei ha aspettato che due sue compagne rivolgessero un pensiero ai nonni defunti e poi ha chiesto per il compito di matematica. Muy bien, le ha detto la Prof.

Il dio della musica, che niente quest’anno Cri ha deciso di non studiare più ma comunque la sufficienza ci serve.

Il dio dei cani, ogni volta che uno dei due mi sembra un po’ giù, abbacchiato e sono tentata di chiamare il veterinario e dirgli che c’è qualcosa che non mi convince e invece piove solo.

Il dio del tempo, sempre.

Quindi, puoi essere il dio del Natale, anche se a me il Natale fa schifo, non prendertela però, forse non è nemmeno vero che mi fa schifo, esagero. Io il Natale non lo vedo proprio. È lui che si ostina a vedere me e a piazzarsi davanti ai miei occhi ogni giorno più vicino finché non sono costretta a salutarlo. Però mi serve un dio del Natale al quale dire che un po’ sono stata brava, quest’anno. Per evidenti limitazioni pandemiche, ho frequentato meno persone e quindi sono stata meno caustica, irritante, provocatoria e dispettosa. Diciamo che mi è andata bene, come quell’anno che Lui mi ha chiesto un budget, anzi mi ha assegnato un budget trimestrale ed era serio, io mi sono guardata alle spalle, se per caso parlava con qualcuno che aveva davvero da dimostrare qualcosa, che insomma un paio lì che gli girano tra le palle ce li avrebbe pure e invece no, parlava con me. Ho superato il budget, anche grazie al fatto che un mio cliente ha fatto un cambio sede e la mia consulenza era indispensabile e urgente. Poi gli ho detto che è troppo facile chiedere a chi sai già che ce la farà.

E comunque indipendentemente dalla pandemia ho contato fino a cento moltissime volte prima di parlare e poi sono stata zitta, ho fatto quello che mio padre chiamerebbe togliere l’occasione e io chiamo selezionare le mie battaglie. Mi sono spesa molto poco, ho messo via le energie e comunque sono poche, figuriamoci se le avessi scialacquate senza pensarci.

Mi sono allenata sempre, la diastasi è sempre meno evidente mentre i muscoli della schiena sono più definiti, così porto meglio i miei pesi, Stefano è molto soddisfatto e anch’io, ho lavorato in modo costante e si vede, non ho tentato scorciatoie ma questo io non lo faccio mai.

Ho inscatolato da sola una casa intera e l’ho tirata fuori dagli scatoloni in tre giorni che anche se non è proprio come risorgere un po’ ti sembra di morire e rinascere.

Ho scritto in modo abbastanza puntuale e senza forzature, quando c’era qualcosa da dire ma anche in questo caso ho tolto le occasioni. Ho pianto e riso quasi in ugual misura, forse ho pianto un po’ di più ma era ora, ne avevo bisogno. Niente singhiozzi infantili, no, belle lacrime adulte, consistenti e quasi raffinate nella forma, perfezionate dagli anni, lacrime di accettazione, di comprensione. 

Però, forse, nemmeno tu mi credi. In fondo non sei tenuto a farlo dal momento che io a te non credo.  Quello che ti ho detto di quest’anno, comunque, è tutto verificabile e alla fine se non vuoi credermi almeno spera, anche tu, perché io spero che tu ci sia, altrimenti non saprei a chi dire quello che sto dicendo e chiedere quello che sto chiedendo.

Vorrei il mantello dell’invisibilità per un’ora al giorno tutti i giorni, non lo userei per andare in giro a farmi i cazzi altrui ma per potermi fare i cazzi miei in pace, giuro. Lo indosserei per leggere o per guardare un film, un pezzo di film, per andare dall’estetista e lì lo toglierei ovviamente, per fissare il vuoto nella parete davanti a me imperturbabile come un monaco zazen.

Vorrei che il tecnico della caldaia la riparasse perché il dilemma tra l’acqua calda e il riscaldamento non sono in grado di risolverlo, li vorrei entrambi e il camino è bello, suggestivo certo ma ha questo limite che tende a spegnersi se non viene alimentato e io ho già altre fiamme da alimentare nelle teste e negli stomaci e nei cuori delle mie ragazze e quindi ho chiesto al dio del fuoco di venirmi in soccorso ma forse l’ho chiesto male oppure ho peccato di tracotanza quando ho urlato “si, sono la donna che domina il fuoco” perché l’avevo acceso da sola e allora mi scuso. Adesso ho chiesto al dio della vailant, se non dovesse farcela per favore pensaci tu.

Vorrei dei libri ma quelli che voglio io, non è che perché uno è accanito lettore legge qualunque cagata anzi in genere è proprio il contrario. Vai nella libreria dove vado sempre, in Corso Telesio, loro lo sanno, sanno cosa leggo e cosa no e sanno anche che la casa editrice Adelphi non mi piace, non mi piacciono proprio i libri con quelle copertine, porta pazienza, non mi dire anche tu che è impossibile avere in ostilità dei libri a causa della casa editrice ma è così.

Fai in modo che quei tre minchia che mi leggono di nascosto si rendano conto che lo fanno di nascosto da se stessi ormai e basta sono a posto così, non ti chiedo ammissioni pubbliche, non me ne faccio nulla, tanto lo so che vengono qui perché in fondo gli piace ammesso che capiscano, fossero stati solo i motivi abietti degli inizi avrebbero smesso. Comunque si, ho detto tre perché sono davvero tre di numero, più tardi secondo me li trovi in Corso Telesio che cercano di individuare la libreria.

Vorrei che Mara riuscisse a tornare su. Noi diciamo andare giù quando va a Roma, dove vive e tornare su quando viene a Torino dove non vive più. Mica per me. Per lei, perché lei ha piacere di vedere i suoi cugini e i suoi genitori, i nipoti, la sorella, da oltre venticinque anni la osservo festeggiare il Natale come io non ho mai fatto e mi piace, mi piace lei, il profumo delle sue guance fredde quando passo a prenderla sotto casa dei suoi genitori che negli ultimi anni hanno traslocato e io una volta sono andata al vecchio indirizzo, come una memoria muscolare, mi piace saperla su anche se ormai vive giù.  

Se puoi fammi addormentare di colpo quando chiudo il libro e spengo la luce oppure dammi la capacità di leggere a oltranza e non questa cosa che mi succede per cui mi viene sonno allora spengo tutto e alé. È come se ci fosse un doppiofondo nel quale la mia testa si infila in quel momento della giornata, quando sono troppo stanca per leggere e non troppo stanca per dormire, lì ci sono tutte le mie minuterie e io mi ci perdo come per mettere in ordine e alla fine le guardo e basta.

Vorrei un pomeriggio con mio fratello sul divano a guardare una maratona televisiva di Occhi di Gatto, io e lui da soli, veramente soli, niente figli mariti compagni genitori nipoti, solo io, lui e Sheila, Kelly e Tati. A un certo punto io gli dico che voglio essere Kelly e lui mi dice che mi manca il neo e allora io gli rispondo che lo posso disegnare e allora lui ribatte che no, Kelly è più figa di me e allora io gli dico che tanto lui la tutina di Sheila non può indossarla e lui mi sfida con lo sguardo urlando questo lo dici tu.

Se ti avanza della sicurezza io la prendo, anche non tanta, anche un po’ rovinata, magari quella che qualcuno non vuole così accartocciata perchè ti è rimasta al fondo dei tuoi sacchi, comunque nuova, non voglio sicurezze di seconda mano.

Vorrei provare ancora la sensazione della compagna del banco dietro il mio che durante l’ora di Autori greci mi fa la treccina ai capelli perché si annoia e io a stento resto sveglia.

Vorrei che a Giulia piacesse moltissimo quello che sta leggendo in questi giorni e che mi chiamasse per dirmelo.

Infine, se ti ci sta nella slitta, vorrei un kit di pensieri maschili, non so se esiste, una specie di gift box con dentro battute da uomo e gesti da commilitone, io un po’ me la cavo di mio ma vorrei qualcosa di più specifico perché temo che Lui inizi a essere sopraffatto da tutte queste donne in casa, adesso che le ragazze sono cresciute insieme a loro si è alzato il livello, qualunque livello, dal pensiero alla conversazione al litigio, dalla cattiveria all’emotività, il gioco è sempre più mentale e pesante e in alcuni momenti Lui mi sembra molto solo anche se io faccio di tutto per non escluderlo ma è come se, un po’, volesse essere escluso. Allora ho pensato che se riesco a ricordargli che so essere anche, ancora, un buon amico magari si sente meglio.

In alternativa lasciami uno dei tuoi cani, tanto è evidente che non hai le renne, e portati Lui a consegnare roba, che quella si mi sembra una cosa maschia.      

4 pensieri su “Lettera di Natale

  1. Molto bella questa preghiera politeista! Io non ho tutti questi Dei, però ho Felicetto, l’angelo dei parcheggi: ogni volta che trovo posto (e ti assicuro che io il posto lo trovo SEMPRE, come ti potrebbe testimoniare chi viene in macchina con me) faccio un ringraziamento a Felicetto. Con me funziona!

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