17 aprili fa era aprile e c’era il sole. C’erano i fiori, credo, e tutto quello che c’è in primavera che non so bene cos’è perché non mi piaceva mica la primavera e non mi piaceva il clima mite,le stagioni di mezzo, le cose a metà, gli uccellini che cantano, le moto che si svegliano dal letargo e i programmi per le vacanze, i programmi punto e basta, l’appello estivo all’università e quindi no, non lo so cosa c’era 17 aprili fa quando era aprile perché non mi preoccupavo di quello che non mi piaceva e allora immagino cosa poteva esserci ad aprile di 17 aprili fa.

C’eri tu, questo lo so. Avevi i capelli, sottili come quelli di Cristina che però non c’era. C’era la tua auto bianca, sportiva, un po’ da tamarro. C’era il Nokia come telefono con la busta per indicare un messaggio , aveva spazio per massimo 10 messaggi e ogni volta dovevi scegliere quali parole conservare. C’era il tuo calcetto del giovedì sera e i fine settimana in cui sparivi.

C’ero io, questo lo ricordo. Avevo un pantalone color cammello e una giacca di pelle. Dovevo sempre scegliere un messaggio da cancellare. Ridevo forte, come Pepe che però non c’era,ridevo così forte che la gente si girava a guardarmi. Anche tu. C’era la mia panda rossa con l’autoradio con il mangianastri e la cassetta di Patty Pravo che faceva “sono una donna così da sognare, così diversa da chi è sempre ugualeeee…”

17 aprili fa quando era aprile non c’eravamo noi.

Noi è arrivato dopo, non so quando, ma dopo.

Noi è arrivato che non ricordo comunque se c’erano i fiori e se il clima era mite, forse pioveva o forse no, ma non ha importanza. Noi è arrivato a furia di cancellare messaggi per lasciare posto e non come una furia spazzando via le stagioni di mezzo e le cose a metà, come crede chi non sa cosa dice.

Al contrario.

Noi è arrivato un pezzetto alla volta come un puzzle da 10000 pezzi di quelli che rischi di annoiarti e lasciarlo da parte, come un album delle figurine che a un certo punto trovi tante doppie e non pensi di riuscire a finirlo, come i tuoi soldatini quando facevi il bravo e te ne compravano un altro e lo mettevi in fila con gli altri e li contavi, perdevi il conto e ricominciavi, perdevi di nuovo il conto ma continuavi.

Noi è arrivato dopo che te ne sei andato quando aspettavo che tornassi, ridendo ancora più forte, così che tu potessi ritrovarmi, ritrovarti a dirla tutta perché io non mi sono mossa,ma comunque ridevo, per farti arrabbiare e non ti arrabbiavi,per farti ammattire allora e non ammattivi, per nascondere le lacrime, per ingannare l’attesa mentre pensavi di poter stare senza di me ma non potevi, per farti vedere che sapevo stare senza di te o  solo perché ero così diversa da chi è sempre ugualeeee …

E quando arriva aprile penso che è aprile, penso che noi è comunque iniziato ad aprile su un  marciapiede in corso Francia a Rivoli, dopo che abbiamo preso il caffè al bar , un attimo prima che mi chiedessi di spiegarti le mie teorie sull’ amore, sulla vita e su di me magari una  sera, magari di giovedì dopo il calcetto e io ho accettato, dicendo magari e già pensavo a cosa mettere e che dovevo salutarti ora subito perché dovevo chiamare Mara ora subito e raccontarle le mie teorie su di te. Ad aprile.

17 aprili fa ,e lo so che mi dici sempre che i numeri sono solo numeri, lo so, lo so, che i numeri non servono a misurare il tempo o almeno non più di una canzone che basta che ti dico Nuova Ossessione e tu sai dove eravamo e cosa facevamo o che ti dico “La valigia sul letto è quella di un lungo viaggio” e sai che era aprile di 13 aprili fa a Napoli e senti il rumore del vicolo dalla finestra ancora oggi, lo so, lo so che la misura è altro ma 17 aprili fa volevo dirti una cosa su quel marciapiede, quando noi è iniziato, quando mi hai detto che eri single come lo siamo tutti e avevo già capito che eri un po’paraculo,quando mi hai detto magari giovedì dopo il calcetto e io ho detto si magari, ecco io volevo dirti  che “magari” vuol dire “felice” e ho provato ogni aprile a dirtelo  ma forse lo sapevi già perché quando sei tornato, mentre ridevo forte, era proprio quella la canzone che suonava  e se ti dico “da questa altezza sai non ci si salva mai” sai anche se fuori c’erano i fiori e il clima mite oppure no, non lo sai ma sai come erano i miei occhi su di te, quello si, lo so che lo sai  ed era di nuovo aprile di tanti aprili fa , quando mi hai detto che ti andava di sentirmi ridere, magari.

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