Disegnami. Con la tecnica che vuoi, quella in cui sei mano bravo magari. Esercitati su di me. Come nella vita, impara su di me, prova e riprova, la profondità, il tratto, le proporzioni, la luce, l’ombra e l’intensità. Esercitati su di me. Ad olio se vuoi, per non ultimarmi mai. Ma non togliere gli strati precedenti, tutta quella crosta spessa sono io, sai, non portare via nulla. A carboncino, come il mio sguardo. Ad acquerello, inizia dalle parti chiare, non usare il bianco, illuminami.

Disegnami. Con le labbra colorate di rosso impudente come un dispetto, intollerante, intollerabile. Con i capelli spettinati, l’aria infastidita di chi ti ascolta per farti un favore. Con la faccia stropicciata, con l’espressione impaziente di chi arriva in anticipo e poi aspetta, con gli occhiali da sole a coprire la semiotica dello sguardo.

Disegnami, girata di tre quarti come quando ti aspetto e dalla cucina guardo se si apre il cancello, se la tua macchina arriva e intanto faccio qualcosa, io faccio sempre qualcosa, io ti aspetto sempre. O come nel letto, quando tolgo gli occhiali e ti dico che devi sentire proprio quel pezzo, quel brano, quel capoverso, quella frase, te lo leggo e allora rimetto gli occhiali, mi volto e li tolgo per vederti, mi volto e li rimetto per leggerti qualcosa.

Disegnami, ma senza contorni, che non si veda ma si capisca, che tutti dicano sembra lei ma non siano sicuri. Disegnami mentre torno, mai quando vado via. Disegnami di nascosto, come noi. Che non si sappia. Io e te siamo nati così, clandestini anche a noi stessi, capaci di riempire lo spazio solo di noi, autosufficienti, autarchici, cinici dipendenti l’uno dall’altra, alla fine poi. Disegnami di nascosto come un rito, un mistero, come un monaco dietro la grata, come un ladro nella notte.

Disegnami con un neonato in braccio, il ciuccio che rotola in terra per fare anticorpi e un coltello tra i denti che solo per loro ho capito di poter uccidere. Con le bimbe tra gambe incrociate sul pavimento, con un cucciolo di cane, con Barbaforte e Barbabella di gomma mentre ascoltiamo il ballettopolo e e tic e tac e tichititac il problema ormai non esiste più , disegnami orgogliosa come mai nella vita.

Disegnami più felice, non più giovane. Come diceva quell’attrice, quella immensa, ecco, lei diceva che voleva sembrare più felice, invecchiando, non più giovane, invece io ti dico che non voglio sembrare ma voglio essere più felice invecchiando. Disegnami felice, più felice di sempre, dell’anno scorso, dell’altro giorno, di quando Pepe diceva ieri  e raccontava qualcosa di mesi prima o diceva dopo e voleva dire ieri. Disegnami più felice di ieri, di dopo. Di sempre.

Disegnami come un gatto bianco aggrovigliato nell’incavo del tuo collo nella foto del tuo terzo compleanno. Quando ti bastava tenerlo lì con te per essere felice. Più felice di sempre.

Disegnami nel giorno del nostro matrimonio, che non lo ricordo. So solo che Mara era accanto a me, ma questo vale per tutto quanto ha significato qualcosa nella mia vita. E Cri sorrideva soddisfatta, quello voleva vedere. Disegnami con il mio vestito color oro e i tacchi sottili, mentre ti tengo per mano. Non disegnare il pubblico presente, non ne abbiamo bisogno. I tulipani, quelli si.

Disegnami capace di anteporre le persone al torto e alla ragione. Disegnami mentre ti perdono quella cosa che tu sai, quella cosa che tu sei, che non riesco a farmi andare giù. Oppure disegnami con le spalle alzate, come a dire chissenefrega tutto attaccato, vediamo se così funziona. Non ti perdono quel pezzetto, ma chissenefrega.

Disegnami leggera, se puoi. Di quella leggerezza che tu conosci, e giusta, di quella giustizia che non trovi nel codice civile, nello studio di qualche mestierante della legge, nelle aule calde del palazzo di giustizia. Giusta di quella giustizia che si imparava alla scuola materna quando si chiamava ancora così, non scuola dell’infanzia, perché la mamma e la maestra ti insegnavano le stesse cose: le femmine non si toccano nemmeno con un fiore, se hai coraggio prenditela con chi è più forte e grande di te. Disegnami così, perché sono così. Ecco perché potrei sparare ma non sparo.

Disegnami con un pantalone bianco, sul futon, mentre faccio shiatsu, chè lo shiatsu si fa, mica altro. In silenzio, con calma, con movimenti precisi che danzano sul corpo. Disegnami quando la profondità si sente con un tocco lieve. E lasciami in quella bolla.

Disegnami con tutti i miei desideri, quelli su cui mi sono intestardita, tu sei tra quelli. E quelli che mi sono intestata dopo averli guadagnati con il lavoro, con la fatica, la costanza e la dedizione. Tu sei tra quelli.

Disegnami bella, più bella che puoi, più bella che sono, bella come sono per te, come mi vedi tu. Ma non mostrarmi. Non far vedere a nessuno quel che vedi tu. Tienimi per te, esercitati, celami, coprimi con un drappo rosso se passa qualcuno. Proteggimi.

Disegnami mentre penso, mentre scrivo, mentre studio, sola come un albero in mezzo al bosco, con le mie radici e i miei insetti, con il vento che mi agita. Sola fra tanti.

Disegnami sulla mia spiaggia, a Porto Corallo, dove ho vissuto davvero, dove sono stata felice e disperata, ragazza e mamma, bella che più bella non si può,  dove sai che tornerò quando sarà ora, senza contorni per andare e non tornare questa volta, tu disegnami lì, con quella luce, con lo sfondo della pineta e gli alberi piegati dal maestrale che si sono inchinati, negli anni, di fronte al mare, annodati e nodosi eppure fieri e ostinati come sarò anch’io. Vai lì, a disegnarmi, felice, più felice di sempre.

 

cav

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