La verità è che la verità non esiste.

La verità è che ti raccontano della verità dei sentimenti e non è vera. Che parola folle, sentimenti. Senti. Menti. Senti? Menti. A te stesso e agli altri. Quello che senti è reale ma non è vero. Senti questo calcio nel culo? È reale. Ma non è vero. Mente. La verità dei sentimenti è che sono reali come un calcio nel culo. Ma mentono.

La verità è che all’Università ho imparato che esiste la verità processuale. È vero quel che si dimostra vero nel processo. Un processo è fatto di tante cose, soprattutto di scambi di parole, di memorie, di tesi sostenute con la forza persuasiva della parola. La parola più bella è quella più vera nel processo. Ecco perché alcuni avvocati sono più bravi di altri. Perché raccontano meglio la verità processuale. Altri si limitano agli intrallazzi con i carrozzieri con il dubbio di quante zeta usare. Comunque saranno vestiti nello stesso modo, gli uni e gli altri. La verità è che non si può distinguere il capace dall’incapace.

La verità è che la capacità è la possibilità di contenere. La verità è che nessuno è davvero capace sempre per sempre. A un certo punto arriva quella quantità minima che fa uscire tutto e la verità è che non è niente di imprevedibile, di inaspettato, non è una tegola che casca sulla testa, la verità è che è una goccia che fa traboccare il vaso. E il capace diventa incapace.

La verità è che sono arrivata in ufficio con un carico negativo addosso e con la musica cattiva nelle orecchie a darmi il tormento, a superarmi in rabbia e urlavo e ridevo, mi guardavo nello specchietto e piangevo e ridevo e per la prima volta dopo mesi ho faticato a trovare un posto, un parcheggio e tutta quella negatività mi batteva sul finestrino a dirmi “hai visto deficiente? Hai visto che sono di nuovo qui? ”

La verità è che agli anziani dovrebbero rinnovare la patente non se sentono o se vedono. Ma dovrebbero provare a cronometrare il tempo che impiegano da quando salgono in macchina a quando partono e liberano il parcheggio. Quello è. Non serve altro. Liberate i parcheggi velocemente. Voi avete poco tempo per questioni anagrafiche, noi diventeremo anziani nell’attesa che voi usciate. E avremo poco tempo anche noi. La verità è che il tempo è poco.

La verità è che la gente spia. È curiosa. La gente vuole sapere cosa fai, per il gusto di saperlo, di raccontarlo a uno che non ti vede. La verità è che poi non se lo sanno tenere. Spifferano come un infisso vecchio. Come l’aria dall’intestino del mio cane, me ne accorgo solo dalla puzza mai dal rumore. La verità è che non racconteranno mai la verità, non a testa alta, nemmeno a voce alta. Perché la verità non esiste.

La verità è che manca il coraggio. Da una certa età in poi manca il coraggio di sentirsi bene, belli, liberi, perfetti, giusti. Pepe ne ha ancora, Cristina sempre meno. La verità è che i bambini sono coraggiosi e che non si torna bambini. Si diventa vecchi. Impauriti. Lenti. La verità è che anche i coraggiosi hanno paura.

La verità è che i legami di sangue non esistono. La verità è che le persone che noi scegliamo non hanno il nostro sangue. La verità è che si giocava con i cugini da piccoli perché lì ti portavano. Perché i miei genitori non avrebbero mai organizzato una cena con i genitori di Laura, la mia migliore amica delle elementari e delle medie. Ma con i miei zii. E allora stavi con chi c’era. La verità è che nella vita è meglio stare con chi ci piace perché, al netto del tempo passato in coda per un parcheggio, la verità è che la vita dura poco.

La verità è che più lavori, più cresci, più spali la merda incrostata dai tubi della tua esistenza più sei solo. Saranno sempre di meno le persone con cui condividere i tuoi risultati. Ma saranno persone preziose, saranno quelle giuste. La verità è che nemmeno loro saranno indispensabili.

La verità è che non si può essere madre e figlia contemporaneamente e con la stessa intensità. La verità è che i figli vanno lasciati andare. E anche i genitori. La verità è che si sceglie, anche in questo caso. C’è chi sceglie di essere più figlio, c’è chi sceglie di essere più genitore. Io ho scelto, esco in fretta dal parcheggio perché, dopo una giornata in ufficio, porto le mie ragazze a tennis e a karate.

La verità è che si dimentica. La verità è che ci si dimentica. Di ascoltare, perché se quel che senti mente, magari quel che ascolti no. Ci si dimentica di aver detto, di aver pensato. Ci si dimentica pezzi di vita, ci si dimentica il valore del tacere quando non si sa. Ci si dimentica gli uni degli altri. Ci si dimentica dei legami. Si hanno i segni dei nodi e ci si dimentica come ce li siamo fatti. Si dimentica il bene e l’amore. Si dimentica anche il male. Ma dopo. Solo dopo, questa è la verità.

La verità è che siamo tutti un pezzo dimenticato di qualcuno che non sa più chi siamo. La verità è che, a volte, ci si può ripresentare e ricominciare. Io lo facevo con mia nonna nei tempi meno bastardi della malattia, quando mi dava del lei e non sapeva di me perché mi aveva dimenticata.

La verità è che all’Università non si impara niente. È che la gente spia dal buco di una serratura che tu decidi, ma non lo sa e pensa di aver “scoperto” e non c’era niente di coperto. La verità è che il tempo basta, basta sempre. La verità è che il sangue è solo un fluido corporeo ma mio fratello l’ho scelto e prenotato per questa vita e lui è arrivato. La verità è che io mi sono ripresentata a me stessa e non capisco, non capisco, proprio non capisco chi non ci prova a fare lo stesso. La verità è che ho paura. La verità è che dimenticherò le mie figlie ma so che mi innamorerò di loro sempre, come se fosse la prima volta. E mia madre dimenticherà me. La verità è che non so se questa volta le piacerò quando ci ripresenteremo.

Ma questa è la mia verità e la verità è che la verità non esiste.

 

coraggio

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