Bimbe mie belle, ora mi spiego.

Diffidate da chi inizia a parlarvi dicendo “ti spiego”. Come se foste voi a non capire. È molto più probabile che stia prendendo tempo per trovare il modo di rivendervi una versione stazzonata della realtà. Non accettate verità stropicciate e sappiate che non dovrete guardarvi dagli sconosciuti, purtroppo. Non sono mai gli sconosciuti. Rifuggite dalle spiegazioni non richieste, dalle premesse, dai preamboli che distraggono dal fatto e da chi ha fatto quel fatto e che si sofferma troppo sull’antefatto.

Tutto ciò premesso, bimbe mie belle, ora mi spiego.

Voi lo sapete, lo so che lo sapete, non c’è mai solo quello che si vede, anzi. Dietro ogni maschera c’è un volto, su ogni volto almeno due facce e tra quelle pieghe trovate impresso il segno di cosa è successo, di cosa ha sconvolto per sempre una faccia su un volto dietro una maschera. Non è detto che riusciate a trovarlo subito, non è detto che si veda da lontano, ma voi cercatelo e abbiate cura, quando entrate nelle vite altrui, di quel segno strano. Abbiate la cura che si ha con un neonato. Abbiate la tenerezza che si ha con un cane abbandonato. E poi cercate ancora. Il posto dove stanno i presagi. Ognuno di noi li mette da qualche parte, cercate quel punto e cullatelo nello sguardo, che sia uno sguardo rispettoso.

Bimbe mie belle, ora mi spiego.

Siamo tutti il prodotto di un diniego. Abbiamo tutti il marchio di un rifiuto, di chi ci ha scartati senza cura, di chi ci ha dimenticati. Siamo tutti feriti, abbiamo tutti una cheloide che indica dove la trama è diventata riassunto, che rivela quanto è durata la suppurazione. Io ce l’ho sullo sterno, dietro lo sterno, dentro lo sterno. È stato un pugno, come una spinta, forte da togliere il fiato e lasciare i sospiri, storie che tolgono il sonno e lasciano i deliri. Ha fatto così male perché avevo la corazza, strano, vero? Eppure è così. Avevo la pelle spessa e ostile e quando sono stata colpita sembrava niente e invece sotto la scorza c’era un dramma, ma non si vedeva. Voi lo sapete, però, non c’è mai solo quello che si vede.

Bimbe mie belle, ora mi spiego.

Il solo modo di non avere un’armatura che amplifica i danni, celandoli, è toccare, toccarsi, farsi toccare. Vi accarezzo e vi stringo e vi coccolo e vi bacio perché siate morbide e lisce e non vi venga la pelle ruvida. E tolgo anch’io ogni giorno un pezzo, lascio andare ogni volta un brandello spesso e mi preparo e la mia mano si fa sempre più tenera sui vostri corpi sempre più alti e sempre meno incerti e siete così vere e così vive che vedrò il vostro segno del diniego quando arriverà e non potrà uccidervi e nemmeno tramortirvi e nemmeno impedirvi di respirare perché vi attraverserà senza trovare impedimenti, vi abiterà come si abita una casa comoda e poi occuperà un posto, piccolo e le vostre cicatrici resteranno chiare e lisce. E non farà male per sempre.

Bimbe mie belle, ora mi spiego.

Io trascorro le notti dondolando parole. Alternandole e ripetendole. E sono parole che quasi mai confrontano ma sempre più spesso confortano. E sono parole che mi servono a mettere in luce quei pensieri che non voglio chiarirmi. Bimbe mie belle, sono i pensieri che nessuno vede. Voi lo sapete, però. Non c’è mai solo quello che si vede. Io trascorro le notti a cercare dei posti dove appoggiare tutto quello che sento. Il dolore dietro lo sterno. Il brusio di sottofondo. Le ferite ricucite. I sogni. Le paure, al plurale come i sogni. E come le ferite.

Bimbe mie belle, ora mi spiego.

Sono tante le cose alle quali non credo. Non mi basta mai solo quello che vedo. Sono infilata in strane emozioni, non nutro grandi speranze mai, in generale, verso nessuno, per niente, mi srotolo tra dispetti e ironie indecifrabili. Osservo. Mi gingillo tra le vite passate e per ciascuna mi trascino dietro una scatolone come da traslochi approssimativi. Ci ritrovo una canzone, più di una, una cartolina, delle fotografie, un brandello di corazza. Non ci ritrovo le carezze, per quelle ho aspettato voi. Non ci ritrovo il modo di stare al mondo di oggi, ma so che devo guardare con più attenzione perché è sicuramente tra quelle pieghe, tra quelle piaghe. Anche se non lo vedo, non significa nulla. Voi lo sapete. Tra una carezza e l’altra voi lo sapete già. Non c’è mai solo quello che si vede.

Bimbe mie, ora mi spiego.

Tra tutto quello che non si vede voi cercate.  Cercate me, anche me. Quando non mi vedete, quando non sapete. Aspettate con gli occhi chiusi, come il mattino quando apro le porte delle vostre stanze. Sapete che ci sono, sapete già anche se non mi vedete. Tra tutto quello che non si vede voi cercate. Un segno, un graffio, un presentimento, lo stupore, il rumore. Il pentimento. Il perdono. Tra tutto quello che non si vede voi cercate. E abbiate cura di essere chi siete. E abbiate cura di dove poggiano le vostre mani. Accarezzate, non aspettate. Non abbiate paura degli sconosciuti, il dolore è sempre ambito di chi ci conosce. E abbiate cura di me, quando mi troverete dentro di voi, senza vedermi, in un punto che saprete. Voi lo saprete. Non c’è mai solo quello che si vede.

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